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Riflessioni di un Nostro Studente

Con orgoglio pubblichiamo l'elaborato di un Nostro Studente:

 

Giunti alla fine di questo anno scolastico, “tirare le somme” non è mai stato così complicato perché, rispetto agli altri anni, nei quali tutto dipendeva dall’impegno personale nello studio, quest’anno sono subentrati fattori esterni che hanno condizionato la nostra vita a trecentosessanta gradi, quindi anche la scuola.

Personalmente posso dire che sono stati fatti “miracoli” da parte del Dirigente scolastico, dei suoi collaboratori e soprattutto dei professori che sono riusciti ad imbastire rapidamente piattaforme di comunicazione per la didattica a distanza. E’ inutile nascondersi, nessuno era preparato per un evento come quello che ci ha colpiti, soprattutto il “sistema scuola” che sembra essere sempre dimenticato da chi ci governa. I miei genitori mi hanno spiegato che negli anni sono stati fatti tagli sia per quanto riguarda l’istruzione che per la sanità ed i risultati, purtroppo, sono visibili a tutti. Tornando alla didattica a distanza, inizialmente per me non è stato semplice abituarmi, capire i tempi e i modi di consegna dei lavori assegnati, interagire tramite una webcam, ma pian piano mi sono adattato. Tra lavoro in autonomia, esercizi e spiegazioni in diretta credo di poter dire che comunque abbiamo completato il programma in tutte le materie; l’unico rammarico è per il laboratorio di cucina che per ovvi motivi non è stato possibile svolgere on line. Tuttavia, il profe ci ha assegnato numerose ricette da realizzare che ognuno di noi ha documentato in ogni passaggio tramite foto. Certo non è, e non sarai mai paragonabile alla didattica in presenza, sia dal punto di vista puramente comprensivo per ciò che viene spiegato, ma soprattutto per l’interazione con i compagni e i professori. Ho apprezzato tantissimo la disponibilità di tutti i docenti, non solo dal punto di vista scolastico, ma anche per il supporto psicologico che non ci hanno fatto mancare, con una parola di conforto o di incoraggiamento. Forse è l’aspetto emotivo e relazionale che più ha risentito dell’assenza a scuola. A tal proposito ho già condiviso con un insegnante le mie emozioni durante questo periodo e voglio riproporle.

Mi sono accorto di quanto mi sia mancata la quotidianità, alzarmi presto assonnato per aver ascoltato musica fino a tardi e dover prepararmi in fretta per non perdere il bus, la scomodità dei sedili, il troppo freddo o il troppo caldo, l’autista imbronciato che a volte ci redarguisce per il troppo frastuono, il chiacchiericcio delle ragazze, l’ansia di arrivare a scuola e affrontare una verifica o un’interrogazione. Mi è mancato il vialetto che percorrevamo ogni giorno per raggiungere la scuola, con l’odore delle sigarette fumate dai compagni, il suono della campanella, i compagni, i professori, gli amici. Si perché tra i banchi di scuola non ci sono solo i compagni di classe, ma anche amici ed amiche con cui ci si confida, si ride, si scherza, ci si da un “cinque” o un abbraccio, un bacio alla compagna più carina (che anche se sappiamo non sarai mai la nostra ragazza, ci fa sentire importanti), piccoli gesti che ti fanno sentire vivo, parte di un gruppo. In fondo siamo essere umani e siamo nati per vivere in gruppo e, alla nostra età, il gruppo è fondamentale, quasi quanto la famiglia. Mi è mancato l’aroma del caffè che i profe bevono mentre noi ragazzi ordiniamo un panino o una bibita, mi sono mancati perfino i piatti pronti del pranzo che spesso consumiamo freddi. Non avrei mai creduto di dirlo, ma è mancata e mi manca la scuola, mi manca il “mio Dandolo”. Mi sono reso conto che le cose che mi mancano sono piccole e le ho sempre date per scontate, ma unite, fanno parte del mio mondo, del mio essere e la loro assenza mi ha fatto sentire meno completo.

La speranza è che questo maledetto virus si indebolisca e scompaia e che a Settembre, in un modo o nell’altro potremo ritornare tra i banchi di scuola, confidando che a “Roma” qualcuno apra gli occhi, sia dia una mossa e investa finalmente sull’istruzione, perché come ho sentito dire tante volte, un paese che non investe sull’istruzione è un paese senza futuro.

Studente Anonimo

 


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